How to backup your life and much more

Every day I check-in on foursquare, publish pics on Flickr, send out dozen of tweets, publish blogposts, and much more. I always wanted to have all that stuff on a single line, just a simple journal of all my social actions online.

Facebook is providing a very cool timeline, with the new profiles redesign, but it works only inside FB, and with FB’s activities. Lame! Walled gardens are always so uncool.

Today I found IFTTT.com and it’s awesome. Basically it’s a conditional cronjob that supports almost all the available APIs to the most common platforms, like Foursquare, Instagram, etc. Then you define which trigger will cause an action and voilà, all those services are magically interconnected.

So, to step back to my original desire, now every time I send out a tweet, it’s permanently recorded on Google Calendar (I set up a calendar ad-hoc called “Lifestreaming”). The same happens every time I publish something on Instagram or I just love a song on Last.fm. Everything is recorded, forever, in a pretty handy format that I can access via iCal, and so on.

Of course this is just a single need solved by IFTTT, but tons of recipes are available to interconnect different services together and do very cool stuff. Check it out and let me know if you like it!

Thanks to Marco Barulli that shared this entry on Google Reader, keep on sharing!

The Year in quotes: great hints from Conversation Agent

This slide show is simple, clean and straight to the point: “the biggest opportunity for social is to convert a buyer (one time) into a customer (repeat business), and move an employee/recruit from resource to a collaborator and co-creator of meaning and purpose with customers.”.

You can find the entire blogpost on Conversation Agent, the super amazing blog by Valeria Maltoni.

I’m very proud to be part of the presentation with the cover picture that i took in Montmartre few weeks ago.

Intervista a Clara Shih, autrice di “The Facebook Era”

Questa mattina ho intervistato Clara Shih, autrice di “The Facebook Era” per il blog di 123people. Il suo keynote era molto interessante ma purtroppo fermo al 2007, cioè a quando è uscito il suo libro. Dato che Clara Shih ha in programma un aggiornamento che uscirà il prossimo agosto, sono impaziente di leggerlo colmare il gap tra il mondo attuale e quello dipinto tre anni fa nel suo libro (e nel suo keynote di oggi).

In chiusura dell’intervista ho chiesto brevemente il suo parere riguardo la scelta di Ducati di chiudere il DesmoBlog. Ovviamente la risposta ve la lascio scoprire da soli. Buona Visione.

Twitter chiama, Alitalia risponde

alitalia

Qualche settimana fa ho acquistato un biglietto con AirOne (quindi Alitalia) per la tratta Fiumicino – Monaco per partecipare al DLD. Poi nel mio calendario si è inserito anche l’Enterprise Social 2.0 ad Amsterdam e mi sono trovato nell’esigenza di posticipare la data del rientro da Monaco.

Ho cercato di usare l’orrendo sito di Alitalia per modificare la prenotazione (o anche solo per capire se fosse possibile farlo), ma definire criptiche le informazioni presenti è davvero un eufemismo.

Poi mi sono ricordato che Alitalia ha da poco inaugurato il proprio profilo su Twitter e ne ho approfittato:

@hikari:

cara @alitalia che mi segui su twitter, potresti dirmi come diavolo faccio a modificare una prenotazione, che idal sito non si riesce?

@alitalia:

@hikari stiamo lavorando per rendere possibile questa cosa a breve

@hikari

@Alitalia “questa cosa”, cosa? io ho fatto una domanda, graderei solo una risposta: come faccio a cambiare una prenotazione? sul web non va

@alitalia

@hikari puoi effettuare il cambio prenotazione telefonicamente, chiamando il Numero Unico Alitalia 06 2222

@hikari

@Alitalia grazie mille! posso farlo anche con prenotazioni AirOne?

@alitalia

@hikari sì, certo :)

Tutto questo è davvero pregevole, una grande azienda che risponde direttamente e pubblicamente. Unico inconveniente: ci ha messo 24 ore a rispondere al primo messaggio e nel frattempo, su FriendFeed, Susan mi aveva già dato risposta.

Un altro consiglio che voglio dare ad Alitalia è di aggiornare le informazioni sul sito, dato che nelle FAQ relative alle prenotazioni si legge:

Domanda: Come posso verificare/modificare/cancellare una prenotazione effettuata in precedenza con il Call Center/sito Air One? Posso farlo direttamente con il Numero Unico Alitalia o devo chiamare il Call Center Air One?

Risposta: Devi continuare la transazione con l’operatore che ha emesso il tuo biglietto: se il biglietto è Air One, devi rivolgerti al Call Center Air One.

Tutto questo per dire che apprezzo lo sforzo, tutto sommato è incoraggiante, ma siamo ancora lontani dalla piena sufficienza.

Photo by malpo90 – http://flic.kr/p/66fffp

I quattro punti di Andreas Lloyd sul caso #TV2wikigate

Il fatto: in Danimarca due conduttori televisivi hanno fatto un servizio molto controverso a proposito di Wikipedia, esagerandone alcune caratteristiche al fine di dimostrarne l’inaffidabilità. La comunità si è molto seccata di questo comportamento e ne ha stigmatizzato i modi. Si è successivamente scoperto che molte delle immagini mostrate erano state manipolate al solo scopo di fare show.
Qui potete trovare i dettagli di tutta la storia.

Successivamente a questo episodio, Andreas Lloyd di SocialSquare, un’azienda danese che si occupa di social media ha esposto, in un intressantissimo post, quattro punti fondamentali per i media tradizionali che decidono di approcciare la rete:

Don’t mess with communities

Se wikipedia appare come un sito web pieno di informazioni, dietro è popolato da una foltissima comunità di lavoratori molto dediti. Dileggiare questa comunità e il frutto del suo lavoro al solo scopo di fare intrattenimento genera inevitabilmente (e giustamente) la rivolta di tutti coloro che dedicano il proprio tempo a questa attività e di tutti i loro sostenitori.

Get the facts straight

Nonostante Internet sia pieno di notizie incerte, è possibile (e moralmente consigliato) fare una ricerca per determinare la verità PRIMA di riportare fatti errati o del tutto inventati riguardo il lavoro di tante persone.

If you don’t know – don’t pretend to know

Non è obbligatorio sapere sempre tutto, ma non è mai giustificabile chi finge di sapere qualcosa inventando falsità. E’ molto meglio dimostrare la propria umiltà e la propria ignoranza, che comunque salterebbe immediatamente fuori anche se nascosta dietro affermazioni inventate.

Show respect for culture you don’t understand

Entrare in una comunità online è come entrare in un’altra cultura. E’ come essere in un’altra nazione: si deve dimostrare curiosità senza pregiudizi e malafede, si potrebbe imparare qualcosa e fare nuove amicizie. Usare terminologie scorrette è offensivo per chi popola la comunità online.

di serietà e scemenze sui media partecipativi

Stavo per scrivere un post impegnato su come twitter sia il punto di accesso della mia attività di lifestreaming e poi le info si diffondano su due strade principali: FriendFeed e Facebook.

Poi stavo per ragionare di come le due nuvole di persone che popolano i due ambienti siano per buona parte sovrapposte, ma si dividano nettamente in due gruppi: chi commenta su FF e chi su FB.

Il mio pensiero stava per inoltrarsi nella questione territoriale e nella distanza sociale, in quanto su FB mi commentano molto gli amici stretti che partecipano da poco ai media sociali e su FF anche persone mai incontrate di persona ma che stanno nella parte abitata della rete da molto più tempo.

Da qui distinguere tra utenti pro e niubbi ci vorrebbe poco, poi si potrebbe continuare sulla percezione di contatto tra i due ambienti ecc ecc…

Ma poi invece di tutto questo ragionare mi metto a fare foto come questa e mi abbandono al lato gioioso della vita.

I consulenti danneggiano i media sociali?

Questa è la domanda che si pone Andy Budd, direttore creativo di ClearLeft, una famosa azienda che si occupa di User Experience situata a Brighton, Inghilterra.

Il suo post offre talmente tanti spunti e osservazioni interessanti che non posso fare altro che consigliarvene la lettura integrale.

Mi trovo d’accordo quasi su tutto quello che dice Andy Budd tranne su alcuni appunti finali. Un breve riassunto dei suoi argomenti:

Il mercato è cambiato

Non è più possibile pensare ad un ritorno immediato e lineare del proprio investimento pubblicitario, come lo è stato in passato. Prendere soldi e investirli in pubblicità aveva senso quando esistevano solo pochi media e pochi canali televisivi. Il web ha cambiato tutto e il web sociale specialmente. Purtroppo le aziende che di web capiscono poco, si affidano ai servizi dei “social media consultant”.

Sono d’accordo.

Chi sono tipicamente i “social media consultant”

I “social media consultant” sono una razza interessante. Tipicamente sono persone che hanno raggiunto un modesto successo attraverso i loro blog e ad un certo punto tentano vivere cercando di replicare i propri successi per alcuni clienti.

Verissimo.

Fenomenologia

Inizialmente consigliano di dotarsi di un blog aziendale per coinvolgere il proprio mercato ma le aziende, molto spesso, non riescono a generare contenuti interessanti. Per questa ragione i “social media consultant” hanno iniziato ad esplorare nuovi orizzonti e propongono applicazioni per facebook, video per youtube ecc.
Il problema è che come per le campagne virali, per una che funziona che ne sono cento o mille che falliscono.
Quanti di noi hanno un’applicazione su facebook di tipo corporate (si intende sviluppata da un’azienda a scopo promozionale, in questo caso)? non molti di noi.

Si è vero ma non è sempre colpa del consulente. Spesso è l’azienda a richiedere questo tipo di servizio, perchè ne ha sentito parlare.

Quale valore?

Quale valore stanno creando molti dei “social media consultant” ai propri clienti?

Difficile dirlo. Ma se qualcuno lavora bene e onestamente i risultati si apprezzano.

Il mercato dei media sociali è “the next big thing” oppure si tratta di una goccia nel mare dell’evoluzione di Internet?

Forse nessuna delle due cose. I media sociali sono l’inevitabile tassonomia di una spontanea tendenza dell’uomo a comunicare. La tecnologia rende più “disponibile” questo chiacchiericcio. Non lo rende più rilevante intrinsecamente, lo rende più fruibile. La rilevanza viene data da altri processi non tecnologici, quali l’autorità, l’autorevolezza, la moda. Soprattutto sulla moda i media tradizionali continuano a farla da padroni, definendo indiscutibilmente l’agenda dei social media.

Tra cinque anni le aziende saranno diventate più sagge?

La saggezza è una caratteristica tipicamente umana perciò ha poco senso richiederla alle aziende in generale. Forse la classe decisionale sarà maturata e avrà assorbito la cultura della rete, ma a quel punto ci saranno altri ambiti nuovi che non riusciranno a capire. Sono convinto che sia una ruota che gira.

Nostalgia

Il problema che mi pongo con i “socal media consultant” non è sul valore che portano ai propri clienti ma sull’impatto che essi hanno sul web. Il web era molto meglio quando i 20 blog principali erano blog personali senza alcuna “agenda”. Adesso i blog più trafficati sono imprese commerciali a pieno titolo ed è molto complesso saper distinguere tra opinioni genuine e operazioni di marketing sfacciato. Questo blogger consiglia un prodotto perchè lo considera valido o perchè lo ha ricevuto in omaggio?

Questa domanda è molto difficile da affrontare in modo equilibrato. Personalmente non sono dalla parte della purezza della rete perchè non è realizzabile in modo assoluto e quindi si tradurrebbe in “chi sa fingere meglio di essere puro” e non in “chi è puro e chi no”.
Non è un problema che mi pongo, perchè credo di essere in grado di saper scegliere le mie fonti di fiducia.
Eticamente è più difficile rispondere perchè la maggioranza degli utenti della rete arriva sui siti dai motori di ricerca e non stabilisce un rapporto di fiducia con chi scrive dall’altra parte. Prende la recensione e scappa. Quindi forse è criticabile il post sponsorizzato. Ma comunque volendo eliminare il fenomeno, si avrebbe lo stesso risultato con un’operazione di SEO.

Altri territori

Questo fenomeno si estende anche ad altri servizi come Facebook e Twitter. C’è stato un tempo in cui su questi servizi si poteva socializzare in pace, mentre adesso non esiste luogo non contaminato dallo spam del marketing. Ogni azienda ha uno stream su twitter o un gruppo su facebook.

Qui non sono d’accordo. Come ebbi modo di spiegare tempo fa, l’inversione del flusso delle informazioni, che prima era diretto (dal mittente al destinatario) e adesso è inverso (il destinatario decide di quali contenuti fruire), originato dalla rete prima e poi dagli RSS poi, ha determinato il successo di quegli strumenti che molto facilmente ci mettono al riparo dagli scocciatori. Le aziende possono aprire anche mille stream su twitter e mille gruppi su facebook ma non possono obbligarmi a prendere parte alla loro comunicazione. Per questa ragione solo aumentando la qualità della loro comunicazione possono sperare di acchiapparmi e non aumentandone la quantità. In questo credo che ci si debba focalizzare.

La colpa è del consulente?

Forse incolpare il consulente non è giusto perchè senza di lui le aziende provvederebbero da sole ad inquinare la rete. Ma comunque non si può esonerarli da questa responsabilità

Se vogliamo dire che ci sono molti millantatori, come dice giustamente Nicola, e che le vere professionalità non corrispondono, molto spesso, alla fama che può venire dal web allora sono d’accordo. Non mi trovo della stessa opinione se confondiamo le aziende e i consulenti “wannabe social” con chi veramente riesce a migliorare la qualità della comunicazione, anche pubblicitaria.

E voi, cosa ne pensate?

Grazie a Tony per la segnalazione